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10. Storia dell'aquila palermitana   versione testuale
a cura di Francesco Armetta e Irene Bianco

PRESENTAZIONE
 
La Facoltà Teologica di Sicilia con questa pubblicazione rende omaggio a Rosario La Duca, che, con professionalità e con amore, ha dedicato la Sua vita alla nostra città, alle sue radici e alle sue ali, divenendo egli stesso un nostro Genius Loci, una nostra Aquila.
In questa opera postuma, l’Aquila – così come il Genio – si manifesta “simbolo non statico ma dinamico”, specchio dei mutamenti, utile a cogliere – come magistralmente fa Rosario La Duca – il segno dei tempi; il “fantasioso prodursi di Aquila” e la “confusione araldica” in questa opera, così come anche nelle iconografie selezionate da Francesco Armetta e da Irene Bianco, si manifestano conferma di dinamicità e vitalità dello Stemma.
La dinamicità e vitalità dell’Aquila, che pur assurta a Stemma non si è lasciata imbalsamare, prende il nome dalle sue origini, dal “fantasioso prodursi” e dalla “confusione” di diverse ipotesi sulla sua origine: romana o fenicia? sveva o cartaginese?
La dinamicità e la vitalità dell’Aquila trae conferma da diverse ipotesi di uso: nel Palazzo Pretorio come nelle porte – Felice e Nuova – del Cassaro, nella Cattedrale come nel coro ligneo della chiesa di San Francesco d’Assisi, nella editoria del Seicento come nei “libretti” di Maestranze e Confraternite, nel Lazzaretto come nella corrispondenza postale del XIX secolo, nel Teatro Politeama Garibaldi come nel Palazzo delle Aquile, ecc.
Si conferma ancora in fantasia e in sensibilità artistica di scultori e architetti, stampatori e pittori, incisori e governanti.
Le Commissioni nominate per definire forme, colori e fregi ornamentali dell’Aquila sono specchio di quella irrefrenabile dinamicità e vitalità dello Stemma della città.
Con buona pace, tra gli altri, del Sindaco Domenico Peranni e delle vestali delle corrette regole araldiche.
Lo Stemma di Palermo appare così sovente “arrangiato”.
Stessa sorte è stata riservata al Genio, che La Duca analizza in accoppiamento binario con l’Aquila.
Così a Palermo, quasi a richiamare l’Aquila bicipite, a due teste (Impero di Oriente e Impero di Occidente) abbiamo due Stemmi (Aquila e Genio, Animale e “Homo con Lo scursuni”).
Due Stemmi come due sono le linfe vitali delle nostra città: mediorientale ed europea, quale risulta dalla recente inserzione da parte di Unesco di Palermo Arabo Normanna nel Patrimonio Mondiale dell’Umanità.
Il “marasma Araldico” cede il passo, si arrende soltanto all’univocità del motto riportato sull’orlo del Genio:
Panormus Conca Aurea Suos devorat alienos nutrit.
Questa meritevole iniziativa della Facoltà Teologica di Sicilia prende dolorosamente atto della deturpazione della “Conca Aurea”, ma non si rassegna alla condanna di Palermo come città che divora i suoi, come “città cannibale” quale definita in un prezioso opuscolo del figlio del già Sindaco Emanuele Notarbartolo, prima vittima eccellente di criminalità mafiosa.
Questa meritevole iniziativa dà un contributo alternativo al nostro cannibalismo e perpetua la memoria di uno dei Suoi figli più illustri, di Rosario La Duca, a buon titolo, uno dei Geni della nostra tormentata e bellissima città.
 

                                                                                      On. Leoluca Orlando
                                                                                       Sindaco di Palermo
 
 
 Rosario La Duca (Palermo, 22 giugno 1923 - 23 ottobre 2008) non era nuovo a queste “incursioni” nell’ambito della microstoria, della storia, cioè, degli eventi considerati secondari, che di solito è trascurata dalla storiografia ufficiale. Questo saggio inedito sulla Storia dell’aquila palermitana (dal 1300 al 1900), che è anche un saggio sull’iconografia dell’aquila palermitana nel corso dei secoli, non vuole essere una semplice opera di erudizione o di antichistica, ma si propone di far parlare gli autori che hanno scritto o hanno, in vario modo, rappresentato l’aquila palermitana e di evidenziare il significato che tale simbolo ha rappresentato nei secoli, per la città di Palermo che lo ha assunto a proprio stemma. Quello dell’aquila non è un simbolo statico, ma dinamico: nel corso della sua storia è stato variamente rappresentato, risentendo del linguaggio espressivo coevo e dell’estro degli artisti. Tale simbolo con le sue varianti, in un certo senso, rispecchia l’idealità, la cultura e le aspettative delle varie epoche.
 
 
INDICE GENERALE
Nota dei curatori
 
ROSARIO LA DUCA
Storia dell’aquila palermitana
1. Sul simbolismo dell’aquila
2. Origine dello stemma di Palermo secondo la tradizione
3. Il Trecento
3.1. Il sigillo del Pretore
3.2. Due porte urbane medievali
3.2.1. La Porta Mazara
3.2.2. La Porta S. Giorgio
3.2.3. Uno stemma civico nella torre campanaria della Cattedrale
4. Il Quattrocento
4.1. Il sigillo dell’Universitas e l’Homo con lo Scursuni
4.2. Il Genio di Palermo nel Palazzo Pretorio
4.3. L’emblema della città in una miniatura del sec. XV
4.4. Il sigillo di Palermo in una pergamena del Monastero di S. Martino delle Scale
4.5. L’aquila palermitana in due stemmi quattrocenteschi nel Palazzo Pretorio
4.6. Stemmi civici quattrocenteschi nella Cattedrale
5. Il Cinquecento
5.1. L’introduzione della stampa e l’editoria palermitana nel sec. XVI
5.2. Il coro ligneo della chiesa di S. Francesco d’Assisi
5.3. L’aquila palermitana nella cartografia del sec. XVI
5.4. La fontana di Portosalvo
5.5. La Porta Felice
5.6. La Porta Nuova
5.7. Il cippo commemorativo per la costruzione del Molo Nuovo
5.8. Stemmi cinquecenteschi nel Palazzo Pretorio
5.9. Il Palazzo dell’antica Vicaria
5.10. Una lapide con l’aquila palermitana nella chiesa della Madonna della Catena
6. Il Seicento
6.1. I quartieri della città e i loro stemmi
6.2. Piazza Villena o “Quattro Cantoni”
6.3. Aquila e stemmi dei quartieri nella editoria del Seicento
6.4. Le due fontane della piazzetta del Garraffo
6.5. Le porte seicentesche della città
6.5.1. La Porta d’Ossuna
6.5.2. La Porta della Dogana
6.5.3. La stadera della Dogana
6.5.4. La Porta di Castro
6.5.5. Il Bastione di Pescara e la Porta Montalto
6.6. L’urna e la Cappella Senatoria di S. Rosalia nella Cattedrale
6.7. La Cappella Senatoria dell’Immacolata nella chiesa di S. Francesco
6.8. Lo stemma di Palermo nella cartografia del sec. XVII
6.9. Aquile seicentesche nel Palazzo delle Aquile
6.10. L’aquila civica negli edifici pubblici
6.11. Il “Vecchio Palermo” nella piazza della Fieravecchia
6.12. La campana della “Tavola” di Palermo
6.13. Dai “libretti” delle Maestranze e delle Confraternite cittadine
6.14. Il lazaretto
7. Il Settecento
7.1. La statua di Filippo V alla Porta della Dogana
7.2. Le “simpatie dell’allegrezza” fra Palermo e la Castiglia
7.3. L’incoronazione di Vittorio Amedeo II di Savoia
7.4. Le fontane di S. Francesco
7.5. La Porta S. Rosalia
7.6. La colonna dell’Immacolata
7.7. I bandi del Senato Palermitano e il simbolo della città nell’editoria palermitana del Settecento
8. L’Ottocento
8.1. L’aquila nella corrispondenza postale (1820, 1848, 1860)
8.2. Il Festino e l’Aculi di lu paliu
8.3. La Commissione comunale per la forma dell’aquila
8.4. Le aquile di Giuseppe Damiani Almeyda
8.4.1. L’intervento nel Palazzo di Città
8.4.2. Il Teatro Politeama Garibaldi 1874
9. Il Novecento
9.1. L’aquila donata dalla città di Palermo a Mussolini
9.2. Lo stemma del Comune di Palermo
 
FRANCESCO ARMETTA - IRENE BIANCO
Iconografie dell’aquila palermitana
Origine dello stemma di Palermo secondo la tradizione
Il Trecento
Il Quattrocento
Il Cinquecento
Il Seicento
Il Settecento
L’Ottocento
Il Novecento
 
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